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03 Oct 05  ---  rassegna e ciclo di reading sugli INSOFFERENTI

rassegna e ciclo di reading sugli INSOFFERENTI

Ciclo di film e presentazioni



Martedi' 18 ottobre
Hana-Bi di Takeshi Kitano

Martedi'25 ottobre
Sweet Sweetback badasss' song di Melvin Van Peebles
Mercoledi'26 ottobre
Blaxploitation, genere e insofferenza

Martedi' 01 novembre
Il buio nella mente di Claude Chabrol
Mercoledi' 02 novembre
Genet e la Plestina insofferente

Martedi' 08 novembre
Milano calibro 9 di Fernando Di Leo

Questa rassegna nasce principalmente come dedica a lupo Liboni e a Carlotto, interprete e incarnazione contemporanea della soggettivita' insofferente.
"Insofferenti a tutto: alla societÓ, alle regole, alle divise e alle logiche della malavita organizzata" (Il Manifesto, data). Soggetti difficilmente collocabili, extra-routinanti, fuori dagli schemi e per questo difficilmente interpretabili e racchiudibili in uno stereotipo: queste difficolta' di inserimento dell'insofferente nelle logiche sociali vigenti, rendono gli insofferenti, "pericolosi" e quindi massacrati dai mass media e dal senso comune di derivazione benpensante.

Man mano che abbiamo elaborato il concetto di 'insofferenti' ci siamo resi conto che era necessario operare dei distinguo: l'unico modo era procedere per esclusione. Ci e' sembrato utile individuare altre figure, come il bandito e il brigante; l'uno piu' inserito in un contesto sociale ed economico che, tutto sommato, lo prevede (basti pensare alla dinamica da guardia e ladro, o al ladro gentiluomo, sempre ben visto dalla comunita' che lo circonda, un eroe borghese), l'altro piu' legato ad un contesto rurale e che spesso si oppone ad cambiamento sociale in atto, dando vita - in qualche modo - ad un afflato conservatore, reazionario. Anche in questo caso va approfondito il concetto. Abbiamo quindi pensato di partire con la rassegna sugli insofferenti, inserendola in un ciclo in cui poter parlare di banditi e di briganti, creando anche degli approfondimenti il mercoledi', partendo da spunti letterari.

Gli insofferenti che proponiamo sono collocati storicamente a partire dagli anni Settanta. Sono i figli della crisi economica e del postmoderno, relativizzazione di ogni certezza e fede. Li contraddistingue la fuga, che pero' implica anche l'attraversamento e l'incontro.
Gli insofferenti, non sono eroi, non sono belli, ma incarnano l'irrequietezza e l'impossibilita' di accettare lo status quo. Carlotto dice che si tratta una razza in via d'estinzione, ma in realta' pensiamo che di insofferenti ce ne siano ancora tanti e che comunque, l'adesione a questo tipo di sentire, anzi, sia piuttosto diffuso. Gli insofferenti, per noi, sono dei realityhackers.



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