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28 Nov 04  ---  appunti di strategia a posteriori - note per chi ci accompagna nel viaggio


Appunti di strategia a posteriori
- note per chi ci accompagna nel viaggio -

Certo ci vorrebbe un momento dialogico per esprimere al meglio
tutto cio' (anche un momento polilogico potrebbe andare, ma
forse piu' dialoghi sarebbero la cosa migliore).
La necessita' di socializzare gli ultimi 2-3 anni di evoluzione
delle comunita' milanesi e' evidentemente importante per poter
condividere con altre comunita' i passaggi, le valutazioni, i
problemi che abbiamo incontrato e per fare si che questo vagone
di elucubrazioni e scelte sia patrimonio comune.
La prima cosa che forse e' importante sottolineare e' che, al
contrario di molti moderni modelli politici e strategici, molte
delel scelte che abbiamo affrontato sono state solo parzialmente
coscienti: esiste un livello di incoscienza / intuitivita' molto
alto in alcuni passaggi, forse salutare indice di una alta
capacita' di lasciarsi liberi di evolvere come comunita', o forse
indice di una inconscienza quasi mistica.
Una visione pessimista potrebbe indicare in tutto cio' una
aleatorieta' degli obiettivi, ma penso che semplicemente molti
degli obiettivi primari siano troppo generici e impliciti per poter
subire il fascino dell'espressione. Elementi cosi' generici come:
fornire strumenti a chi sta portando avanti delle lotte reali;
aprire spazi di transito e di scambio; garantire ambiti di
decompressione e confronto; risultano difficili da esplicitare
senza snocciolare una serie di ovvieta' intrinseche nel tessuto
di base della comunita' e delle reti di resistenza che abbiamo
costruito in questi anni. Forse alcuni di noi avrebbero potuto
verbalizzare alcuni obiettivi anche se magari in una loro versione
non completamente nitida, ma chiunque si sia innamorato conosce
come sono gli incantesimi: muoiono o falliscono il momento stesso
in cui vengono pronunciati.
E la politica, soprattutto quella che facciamo noi, con tutta la
rilevanza delle relazioni e affinita' hanno nella nostra esperienza,
non e' molto dissimile dalla magia.
Eccoci quindi qui a cercare di vedere di esprimere alcune cose in
prospettiva sperando che il punto di vista sia sufficientemente
complesso da non lasciarsi pezzi per strada.
Forse un altro paio di premesse possono essere utili, attraversando
un minimo di storia e arrivando all'ultimo anno, per comprendere il
senso e il valore di quello che stiamo cercando di fare. In primo
luogo penso che sia fondamentale sottolineare come non penso sia
possibile ritenere un modello valido in senso assoluto; un modello
di lotta, un modello di una possibile alternativa non puo' essere
indifferentemente valido in contesti antropoligicamente, culturalmente,
politicamente, socialmente, economicamente dissimili ( posso
aggiungere altri -mente ma mi paiono sufficienti): questo e' uno
dei limiti per me piu' evidenti dell'ideologia in senso lato, ma
soprattutto di chi decide un interpretazione materiale di un'ideologia
da oggi e per sempre.
Fare politica e costruire spazi a Milano nel 2004 non e' come farlo
a torino nel 1980 o a roma nel 2010. Lapalissiano ? Forse, ma forse no.
Alla fine anche Lapalisse e' morto.
Un'altra premessa, direttamente collegata a questa premessa "relativista"
o meglio anti-assolutista, e' che la comunita' con cui stiamo lavorando
qui a Milano e' una comunita' atipica da un punto di vista
centro-socialoide: non e' un gruppetto di ragazzi/e giovani, studenti
o cmq sottoccupati; non e' un gruppo di vecchi o nuovi militanti;
non si e' aggregato sulla spinta di una visione politica omogenea, ma
sulla spinta di elementi relazionali, di istintuali affinita', e di
interessi e strippi comuni. Su questa base si e' creato quel
tessuto comunitario che ha fatto di noi una rete di comunita' che esprime senso
e progettualita'.
Questo e' importante perche' molti dei modelli di interpretazoie e valutazoine
delle scelte e delle propspettive di un gruppo politico sono difficilmente
applicabili tanto che forse usare parametri psico-pedagogici (sigh!) aiuta di
piu'.
Questo gruppo e' un coacervo eterogeneo di marginalita', di minoranze, di
ousider, di estraneita', felici di essere tali e profondamente convinti che in
questo aspetto della loro natura risiedano i margini della propria realizzazione
e soddisfazione.
Un'ultima forse non meno importante premessa e' che bisogna considerare che uno
degli elementi cruciali di questa comunita' la pratica: le sue origini e
la sua storia rendono questo gruppo avulso alle scelte di principio,
all'assunzione di una valutazione senza una motivazione che sia anche
pratica. Figli del nostro tempo, fino in fondo.
Concluse le premesse possiamo addentrarci in un breve riassunto cronologico di
alcuni passaggi. Cerchero' di tenermi le valutazioni e le considerazioni
prospettiche alla fine, ma penso intuirete bene che il pensiero non si puo'
separare dal racconto.
Da dove si comincia ?
Per me non c'e' scelta: si comincia da Breda. Si passa attraverso tutta la
storia di Breda, soprattutto la sua natura di spazio illimitato e di spazio
aperto, di luogo avulso alle logiche di schieramento e quindi terreno fertile
per lasciare spazio a una nuova generazione politica.
Il secondo nodo storico e' sicuramente il Bulk da un lato, l'esperienza in grado
di formare nel bene e nel male la nostra generazione politica. salvo alcune
eccezioni siamo tutti passati anche da li'. Pochi si potrebbe dire che non siano
nati li', con tutti i problemi del caso: incesti, parenti sepenti, cordoni
ombellicali, edipo, elettra e via discorrendo.
L'altra faccia della medaglia e' l'hackmeeting e tutto cio' che ne e'
conseguito: l'hacklab, l'arrivo di soggetti quasi sempre privi di esperienza
politica previa, di soggetti per cu i l'elemento movimentista o ideologico non
aveva proprio un significato, neanche semantico.
La storia di queste due facce e' lunga e complessa e rappresenta un elemento
cruciale del modello di costruzione progettuale che ci ha sospinti fino ad oggi:
costruzione di reti, dal forte contenuto relazionale, progettualita'
pragmatiche, eterodossia, capacita' di non escludere ma di costruire insieme,
avversione alle metodologia politica classica a fronte di una nova pratica
politica libertaria, ma concreta.
Ovviamente non tutti queste carte stanno nello stesso mazzo e solo seguendo la
complessa dinamica familiare del bulk e gruppettara / nerd del LOA forse ci si
riesce ad orientare: da un lato il Bulk diventa anche Metropoliz, scazzi
interni, sgomberano Bulk, Occupazione Bulk, sgomberano Metropolix,
rioccupazione, risgombero, occupazione tre case.
La prima discontinuita' nella nostra sotria comune (la mia prima e' sicuramente
lo sgombero di Breda) e' l'inizio del 2000: viene sgomberato e rioccupato il
bulk; si consuma il ciclo dissolutivo di Metropolix. Nasce indy e autistici
inizia a svilupparsi nelle nostre teste.
Da un lato la comunita' hacara si sviluppa e le nostre reti di relazione e di
sviluppo progettuale denotano e consolidano una loro autonomia. Dall'altro la
comunita' Bulk entra nei suoi 18 anni, lascia la casa dei genitori e prova a
costruirsi appieno la sua strada.
In questa fase le autonomia sono forti e il gruppo cresce, affronta crisi
metodologiche e politiche in rapida successione (3 congressi in un anno) e
raggiunge la sua conclusione comunitaria con makaja e il post genova.
La famiglia inizia a dissolversi anche se molti non lo sanno: si moltiplicano le
ricerche di autonomia, da chi si separa con uno strappo (she squat) a chi cerca
la via dell'estensione della comunita' (aus connecta) a chi procede
reticolarmente su tutti i fronti (LOA incorporated) rafforzando relazioni
nazionali, internazionali e interne, cercando di connettere tutto a tutto e nel
contempo crescere.
La vera crisi di ccrescita per il gruppo hacaro e' ovviamente il post-genova: 2
anni in cui si va a verifica un po' di tutto: si sviluppano prima intensivamente
i corsi e poi estensivamente gli interventi di relazione con altre situazioni;
si assume il livello politico non pratico come un elemento imprescindibile; si
uccidono i propri referenti in contumacia (:)))
Cerco di arrivare ad oggi che per molti forse tutto questo sviluppo sembra un
po' autocoscienza.
Cosa e' successo da estate del 2003 in avanti ? Cerco di mettere ordine nella
testa: da oltre un anno ormai il gruppo hacaro stava lavorando piu' su una
dinamica taz/rete coltivando relazioni articolate su tutto il territorio che non
la sua internita' alla comunita' bulkaniana, pur non cessando mai di fare il
proprio pezzo. D'altro canto la necessita' di un ricambio al bulk era evidente
per tutti tranne che ai bulkaniani forse, ma per noi era tempo di lasciare
spazio ad altri. era tempo di provre a costituirsi autonomi: la scelta del cosa
non era difficile e neanche la scelta del dove. Nel corso del 2001-2002-2003 si
erano consolidati i rapporti con il quartiere isola e con le situazione che
ancora c'erano: Garigliano e Pergola. In garigliano con Connecta un pezzo di
comunita' aveva cercato di costruire un nuovo spazio di coltura come era stato
Breda e come era stato per un periodo il Bulk. Dopo essersi scontrati con i
limiti di un pezzo di Bulk ormai votato all'autolesionismo e alla Politica
(grandi arie e poca ciccia) il gruppo ha prediletto Pergola, luogo piu' vergine
e in cui alcune relazioni procedevano piu' lente ma piu' solide.
La scelta di investire sull'isola era obbligata, tanto quanto il ripromettersi
di usare l'isola come hub per connettere la metropoli in un tessuto reistenziale
ampio e reticolare.
La scelta sul cosa era altrettanto inevitabile: ognuno di noi aveva mille
cappellini in testa, da quello di indy a quella di connectam, a quello del loa,
a quello di 200 altri progetti. Trovare un luogo con la caratteristiche minime
di dare la possibilita' di tutti i cappellini di incontrarsi e di diminuire il
livello di schizofrenia era una necessita'. Oltre alla necessita' di confronto e
di dibattito a milano.
Occupazione x 2. Sgombero x 2.
Nel frattempo anche altri pezzi del bulk fanno la stessa ellisse anche se
con una esperienza diversa e diversi gradi di consapevolezza.
Solo il secondo sgombero, morale a terra ed energie allo stremo, di fronte a
rilancio che la metropoli non coglie, a un o sfrozo molto al di sopra delle
energie dii un piccolo gruppo: combattere e contrastare l'avanzata del nulla
:)))), ci sentiamo un po' tutti come atreyu nella palude della Storia Infinita.
E incocciamo in Pergola.
Ormai Pergola e' l'ultimo spazio dell'Isola: Garigliano e' sgomberata e Stecca
sostanzialmente ancora molto indefinibile.
Pergola e' anche rinchiusa su se stessa. Una famiglia vittima e protagonista della
propria storia nel bene e nel male.
I pergolani decidono di aprirci. [ vedi anche
http://reload.realityhacking.org/prop/folders//20040622_folder16.pdf ]
Passo avanti loro: dismissione abitativo e scommessa sull'apertura al sociale.
Passo avanti nostro: dismissione indipendentismo e investimento su uno spazio con
prospettive di stabilita'.
Posta in gioco: uno spazio a lungo termine.
Prezzo: lo scontro con il mondo dell'economia
Complessita': rilanciare uno spazio; continuare la tessitura di reti;
resuscitare lo spirito di un progetto; rinnovare da zero con identita'; quadrare
i conti; prospettare il futuro dell'investimento politico; gestire la
contraddizione; conservare la comunita'.
Titanico? Si fa.
Al di la' dello schematismo, la prospettiva che a un certo punto si e' aperta
per noi era la scelta se continuare a rimbalzare sul muro di gomma di una citta'
affetta da apatia incalzante fino a morire di sfinimento o prendere testate
sulle contraddizioni ma consolidare in un luogo che possa essere base economica
e materiale per rilanciare da una lato la tua iniziativa politica e dall'altra
la necessita' di spazi stabili in cui il dibattito cresca e generi prospettive.
tutto questo significava pero' affrontare la governance, l'amministrazione,
l'economia
E forse se uno degli obiettivi della ricerca di autonomiaera crescere oltre se'
stestti, questo era un passaggio inevitabile.
La scommessa e tutta qui: accettare la contraddizione di dover imparare cosa
significa economia, per garantirci uno spazio che possa essere risorsa, sia
economica, che sociale, che politica.

Quello che conta sono poi le prospettive
Noi in questo momento ci troviamo di fronte la possibilita' di consolidare uno
spazio che e' una risorsa per tutt*, un motore di economie sociali e di
interazioni: conservarlo e rilanciarlo e' una responsabilita'.
Il pericolo serio di ripetere errori di altre strutture simili nel passato e
diventare semplicemente funzionali all'accumulazione di qualcuno oppure
strutture che si risolvono in se' stesse. Per cui massima sperimentazione ma
verifica costante.
Se ci riusciamo per la prima volta (quantomeno a milano) potremmo ricreare
quello che era la calusca ai tempi d'oro, un luogo di transito e di incontro in
cui tutti potevano alimentare le proprie lotte e quelle degli altri.
Per ora sperimentiamo una forma cooperativa di economia lasciando spazion in
cafeteria a chiunque voglia autofinanziarsi, una forma di compensazione di
reddito con un rimborso di 500 euro per chi gestisce l'ostello (5 perosne al
mese che mentre non hanno lavoro o situazione di sopravvivenza altra, possono
tamponare l'emorragia di reddito), una casssa dei desideri anonima e libera,
forme multiple di reddito indiretto. E' una prova, che in 6 mesi metteremo a
verifica come altre cose . [ vedi anche
http://reload.realityhacking.org/detail.php?cat=5&subcat=%&id=484 ]
L'idea e' quella di consolidare una pietra angolare da cui poi poter partire
coperti per l'iniziativa politica, sia intesas come rilancio di prospettive
utopistiche attraverso l'azione diretta comunicativa, che intesa
come rivendicaiozne materiale, saldandosi con settori di persone che lottano
quotidianamente contro un sistema economico ormai allo stremo delle forze.

Ora sono stanco
Forse vorrei aggiungere solo due note che convengono per capire un tot di cose.
1. non ho parlato della mayday e di chainworkers non perche' non lo merito ma
perche' sono un processo a parte, fortunatamente meno coinvolto dalle psicosi
familiari del bulk e anche dal livello di ricerca di uno spazio politico del
gruppo loa/reload
2. non ho parlato della stecca che pero' in un anno si e' arricchita moltissimo
di energie e di prospettive grazie al lavoro fatto dai ragazzi che vi hanno
lavorato e con cui si sta sviluppanod una bellissima sinergia.
3. non ho parlato di tcm e di ass met perch'e e' specifica dei progetti a cui
stiamo lavorando che meritano trattamento a parte
4. non abbiamo parlato della crisi (ennesima e si spera finale) del centro
sociale, e delle prospettive che si aprono perche' e' ancora presto per fare una
valutazoine che forse va fatto a parte.

Un ultimo post scriptum. Questo testo e' stato scritto quasi 6 mesi fa. Doveva
uscire ma i tempi dell'elaborazione collettiva ci hanno fatto sperare che
venisse editato maggiormente. In realta' il rischio e' che con l'evoluzione
delle cose questo testo diventi morente prima ancora di vedere la luce della
pubblicazione. Per questo lo pubblichiamo. Ci rendiamo conto che ad alcuni dara'
fastidio, ma speriamo sia uno spunto per capire alcuni passaggi che abbiamo
fatto, la lettura che diamo di alcune dinamiche e il senso che hanno per noi.
Rimaniamo a disposizione per un confronto pubblico su tutto quello che e'
scritto in questo testo.




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