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11 Nov 03  ---  simona (milano)


Ho appena letto dello sgombero di Reload, incredibile, ogni volta che si
cominciano ad elaborare proposte concrete e di vera utilita' sociale per
chiunque ma soprattutto per la parte più debole della sociea' (io, in quanto
studentessa e lavoratrice precaria mi sento coinvolta) che normalmente rimane
esclusa dalla possibilita' di accedere a spazi sociali, culturali, l'unico
modo in cui l'amministrazione sa rispondere è con lo sgombero. L'uso della
forza è significativo dell'incapacia' di ascoltare, ma non solo, si tratta
di incapacita' di proporre qualcosa che vada oltre gli interessi privati,
incapacita' di creare progetti, politiche che riescano realmente ad includere
tutti i soggetti. Reload in via Confalonieri era scomodo, innanzitutto per
la sua posizione nella parte sud del quartiere Isola, l'area maggiormente
interessata dal progetto 'Citta' della moda', e poi naturalmente per i progetti
che propone, progetti che riflettono 'il vuoto delle amministrazioni locali,
la mancanza di proposte/progetti per gli spazi' e che offrono invece
'opportunita'
di valorizzare autonomia, creativita' e protagonismo giovanile.'(dal testo
dell'invito all'Assemblea Metropolitana).
Reload voleva aprire uno spazio chiuso da anni, uno spazio inutilizzato,
sprecato, lo stava trasformando, o meglio, le persone che iniziavano ad
entrarci e a viverlo lo stavano trasformando, gli stavano attribuendo un
nuovo significato. Voleva diventare un luogo di incontro, di condivisione
delle esperienze e delle competenze, di scambio di saperi per arricchire
di conoscenze chiunque fosse entrato a farne parte e per rendere protagonisti
del territorio abitanti del quartiere, e non, che fino a quel momento stavano
solamente subendo le trasformazioni del proprio territorio e di conseguenza
della propria identita'.
Inoltre le diverse realta' stavano iniziando una sorta di percorso comune
attraverso la costituzione dell'Assemblea Metropolitana, quindi non si trattava
più soltanto di una piccola reala' di quartiere, di un piccolo spazio (tre
vetrine) isolato dal resto della citta', questo probabilmente ha spaventato
l'amministrazione locale. Ma reagendo con lo sgombero credo abbia fatto
la scelta più sbagliata perché non è reprimendo che si può eliminare
qualcosa
che da' fastidio, soprattutto se questo 'qualcosa' sta 'creando' progetti
di questa importanza e non soltanto con le sue forze, ma con le forze di
tutte le realta' della metropoli milanese e di tutte le individualita' gia'
interessate.


Io sono convinta che questi progetti andranno avanti comunque e sono pronta
a dare una mano se vi posso essere utile (io sono quella della tesi di
sociologia
sulle politiche sociali e rigenerazione dei quartieri).
ciao e a presto!


last solidarieta