Appunti di strategia a posteriori - note per chi ci accompagna nel viaggio - Certo ci vorrebbe un momento dialogico per esprimere al meglio tutto cio' (anche un momento polilogico potrebbe andare, ma forse piu' dialoghi sarebbero la cosa migliore). La necessita' di socializzare gli ultimi 2-3 anni di evoluzione delle comunita' milanesi e' evidentemente importante per poter condividere con altre comunita' i passaggi, le valutazioni, i problemi che abbiamo incontrato e per fare si che questo vagone di elucubrazioni e scelte sia patrimonio comune. La prima cosa che forse e' importante sottolineare e' che, al contrario di molti moderni modelli politici e strategici, molte delel scelte che abbiamo affrontato sono state solo parzialmente coscienti: esiste un livello di incoscienza / intuitivita' molto alto in alcuni passaggi, forse salutare indice di una alta capacita' di lasciarsi liberi di evolvere come comunita', o forse indice di una inconscienza quasi mistica. Una visione pessimista potrebbe indicare in tutto cio' una aleatorieta' degli obiettivi, ma penso che semplicemente molti degli obiettivi primari siano troppo generici e impliciti per poter subire il fascino dell'espressione. Elementi cosi' generici come: fornire strumenti a chi sta portando avanti delle lotte reali; aprire spazi di transito e di scambio; garantire ambiti di decompressione e confronto; risultano difficili da esplicitare senza snocciolare una serie di ovvieta' intrinseche nel tessuto di base della comunita' e delle reti di resistenza che abbiamo costruito in questi anni. Forse alcuni di noi avrebbero potuto verbalizzare alcuni obiettivi anche se magari in una loro versione non completamente nitida, ma chiunque si sia innamorato conosce come sono gli incantesimi: muoiono o falliscono il momento stesso in cui vengono pronunciati. E la politica, soprattutto quella che facciamo noi, con tutta la rilevanza delle relazioni e affinita' hanno nella nostra esperienza, non e' molto dissimile dalla magia. Eccoci quindi qui a cercare di vedere di esprimere alcune cose in prospettiva sperando che il punto di vista sia sufficientemente complesso da non lasciarsi pezzi per strada. Forse un altro paio di premesse possono essere utili, attraversando un minimo di storia e arrivando all'ultimo anno, per comprendere il senso e il valore di quello che stiamo cercando di fare. In primo luogo penso che sia fondamentale sottolineare come non penso sia possibile ritenere un modello valido in senso assoluto; un modello di lotta, un modello di una possibile alternativa non puo' essere indifferentemente valido in contesti antropoligicamente, culturalmente, politicamente, socialmente, economicamente dissimili ( posso aggiungere altri -mente ma mi paiono sufficienti): questo e' uno dei limiti per me piu' evidenti dell'ideologia in senso lato, ma soprattutto di chi decide un interpretazione materiale di un'ideologia da oggi e per sempre. Fare politica e costruire spazi a Milano nel 2004 non e' come farlo a torino nel 1980 o a roma nel 2010. Lapalissiano ? Forse, ma forse no. Alla fine anche Lapalisse e' morto. Un'altra premessa, direttamente collegata a questa premessa "relativista" o meglio anti-assolutista, e' che la comunita' con cui stiamo lavorando qui a Milano e' una comunita' atipica da un punto di vista centro-socialoide: non e' un gruppetto di ragazzi/e giovani, studenti o cmq sottoccupati; non e' un gruppo di vecchi o nuovi militanti; non si e' aggregato sulla spinta di una visione politica omogenea, ma sulla spinta di elementi relazionali, di istintuali affinita', e di interessi e strippi comuni. Su questa base si e' creato quel tessuto comunitario che ha fatto di noi una rete di comunita' che esprime senso e progettualita'. Questo e' importante perche' molti dei modelli di interpretazoie e valutazoine delle scelte e delle propspettive di un gruppo politico sono difficilmente applicabili tanto che forse usare parametri psico-pedagogici (sigh!) aiuta di piu'. Questo gruppo e' un coacervo eterogeneo di marginalita', di minoranze, di ousider, di estraneita', felici di essere tali e profondamente convinti che in questo aspetto della loro natura risiedano i margini della propria realizzazione e soddisfazione. Un'ultima forse non meno importante premessa e' che bisogna considerare che uno degli elementi cruciali di questa comunita' la pratica: le sue origini e la sua storia rendono questo gruppo avulso alle scelte di principio, all'assunzione di una valutazione senza una motivazione che sia anche pratica. Figli del nostro tempo, fino in fondo. Concluse le premesse possiamo addentrarci in un breve riassunto cronologico di alcuni passaggi. Cerchero' di tenermi le valutazioni e le considerazioni prospettiche alla fine, ma penso intuirete bene che il pensiero non si puo' separare dal racconto. Da dove si comincia ? Per me non c'e' scelta: si comincia da Breda. Si passa attraverso tutta la storia di Breda, soprattutto la sua natura di spazio illimitato e di spazio aperto, di luogo avulso alle logiche di schieramento e quindi terreno fertile per lasciare spazio a una nuova generazione politica. Il secondo nodo storico e' sicuramente il Bulk da un lato, l'esperienza in grado di formare nel bene e nel male la nostra generazione politica. salvo alcune eccezioni siamo tutti passati anche da li'. Pochi si potrebbe dire che non siano nati li', con tutti i problemi del caso: incesti, parenti sepenti, cordoni ombellicali, edipo, elettra e via discorrendo. L'altra faccia della medaglia e' l'hackmeeting e tutto cio' che ne e' conseguito: l'hacklab, l'arrivo di soggetti quasi sempre privi di esperienza politica previa, di soggetti per cu i l'elemento movimentista o ideologico non aveva proprio un significato, neanche semantico. La storia di queste due facce e' lunga e complessa e rappresenta un elemento cruciale del modello di costruzione progettuale che ci ha sospinti fino ad oggi: costruzione di reti, dal forte contenuto relazionale, progettualita' pragmatiche, eterodossia, capacita' di non escludere ma di costruire insieme, avversione alle metodologia politica classica a fronte di una nova pratica politica libertaria, ma concreta. Ovviamente non tutti queste carte stanno nello stesso mazzo e solo seguendo la complessa dinamica familiare del bulk e gruppettara / nerd del LOA forse ci si riesce ad orientare: da un lato il Bulk diventa anche Metropoliz, scazzi interni, sgomberano Bulk, Occupazione Bulk, sgomberano Metropolix, rioccupazione, risgombero, occupazione tre case. La prima discontinuita' nella nostra sotria comune (la mia prima e' sicuramente lo sgombero di Breda) e' l'inizio del 2000: viene sgomberato e rioccupato il bulk; si consuma il ciclo dissolutivo di Metropolix. Nasce indy e autistici inizia a svilupparsi nelle nostre teste. Da un lato la comunita' hacara si sviluppa e le nostre reti di relazione e di sviluppo progettuale denotano e consolidano una loro autonomia. Dall'altro la comunita' Bulk entra nei suoi 18 anni, lascia la casa dei genitori e prova a costruirsi appieno la sua strada. In questa fase le autonomia sono forti e il gruppo cresce, affronta crisi metodologiche e politiche in rapida successione (3 congressi in un anno) e raggiunge la sua conclusione comunitaria con makaja e il post genova. La famiglia inizia a dissolversi anche se molti non lo sanno: si moltiplicano le ricerche di autonomia, da chi si separa con uno strappo (she squat) a chi cerca la via dell'estensione della comunita' (aus connecta) a chi procede reticolarmente su tutti i fronti (LOA incorporated) rafforzando relazioni nazionali, internazionali e interne, cercando di connettere tutto a tutto e nel contempo crescere. La vera crisi di ccrescita per il gruppo hacaro e' ovviamente il post-genova: 2 anni in cui si va a verifica un po' di tutto: si sviluppano prima intensivamente i corsi e poi estensivamente gli interventi di relazione con altre situazioni; si assume il livello politico non pratico come un elemento imprescindibile; si uccidono i propri referenti in contumacia (:))) Cerco di arrivare ad oggi che per molti forse tutto questo sviluppo sembra un po' autocoscienza. Cosa e' successo da estate del 2003 in avanti ? Cerco di mettere ordine nella testa: da oltre un anno ormai il gruppo hacaro stava lavorando piu' su una dinamica taz/rete coltivando relazioni articolate su tutto il territorio che non la sua internita' alla comunita' bulkaniana, pur non cessando mai di fare il proprio pezzo. D'altro canto la necessita' di un ricambio al bulk era evidente per tutti tranne che ai bulkaniani forse, ma per noi era tempo di lasciare spazio ad altri. era tempo di provre a costituirsi autonomi: la scelta del cosa non era difficile e neanche la scelta del dove. Nel corso del 2001-2002-2003 si erano consolidati i rapporti con il quartiere isola e con le situazione che ancora c'erano: Garigliano e Pergola. In garigliano con Connecta un pezzo di comunita' aveva cercato di costruire un nuovo spazio di coltura come era stato Breda e come era stato per un periodo il Bulk. Dopo essersi scontrati con i limiti di un pezzo di Bulk ormai votato all'autolesionismo e alla Politica (grandi arie e poca ciccia) il gruppo ha prediletto Pergola, luogo piu' vergine e in cui alcune relazioni procedevano piu' lente ma piu' solide. La scelta di investire sull'isola era obbligata, tanto quanto il ripromettersi di usare l'isola come hub per connettere la metropoli in un tessuto reistenziale ampio e reticolare. La scelta sul cosa era altrettanto inevitabile: ognuno di noi aveva mille cappellini in testa, da quello di indy a quella di connectam, a quello del loa, a quello di 200 altri progetti. Trovare un luogo con la caratteristiche minime di dare la possibilita' di tutti i cappellini di incontrarsi e di diminuire il livello di schizofrenia era una necessita'. Oltre alla necessita' di confronto e di dibattito a milano. Occupazione x 2. Sgombero x 2. Nel frattempo anche altri pezzi del bulk fanno la stessa ellisse anche se con una esperienza diversa e diversi gradi di consapevolezza. Solo il secondo sgombero, morale a terra ed energie allo stremo, di fronte a rilancio che la metropoli non coglie, a un o sfrozo molto al di sopra delle energie dii un piccolo gruppo: combattere e contrastare l'avanzata del nulla :)))), ci sentiamo un po' tutti come atreyu nella palude della Storia Infinita. E incocciamo in Pergola. Ormai Pergola e' l'ultimo spazio dell'Isola: Garigliano e' sgomberata e Stecca sostanzialmente ancora molto indefinibile. Pergola e' anche rinchiusa su se stessa. Una famiglia vittima e protagonista della propria storia nel bene e nel male. I pergolani decidono di aprirci. [ vedi anche http://reload.realityhacking.org/prop/folders//20040622_folder16.pdf ] Passo avanti loro: dismissione abitativo e scommessa sull'apertura al sociale. Passo avanti nostro: dismissione indipendentismo e investimento su uno spazio con prospettive di stabilita'. Posta in gioco: uno spazio a lungo termine. Prezzo: lo scontro con il mondo dell'economia Complessita': rilanciare uno spazio; continuare la tessitura di reti; resuscitare lo spirito di un progetto; rinnovare da zero con identita'; quadrare i conti; prospettare il futuro dell'investimento politico; gestire la contraddizione; conservare la comunita'. Titanico? Si fa. Al di la' dello schematismo, la prospettiva che a un certo punto si e' aperta per noi era la scelta se continuare a rimbalzare sul muro di gomma di una citta' affetta da apatia incalzante fino a morire di sfinimento o prendere testate sulle contraddizioni ma consolidare in un luogo che possa essere base economica e materiale per rilanciare da una lato la tua iniziativa politica e dall'altra la necessita' di spazi stabili in cui il dibattito cresca e generi prospettive. tutto questo significava pero' affrontare la governance, l'amministrazione, l'economia E forse se uno degli obiettivi della ricerca di autonomiaera crescere oltre se' stestti, questo era un passaggio inevitabile. La scommessa e tutta qui: accettare la contraddizione di dover imparare cosa significa economia, per garantirci uno spazio che possa essere risorsa, sia economica, che sociale, che politica. Quello che conta sono poi le prospettive Noi in questo momento ci troviamo di fronte la possibilita' di consolidare uno spazio che e' una risorsa per tutt*, un motore di economie sociali e di interazioni: conservarlo e rilanciarlo e' una responsabilita'. Il pericolo serio di ripetere errori di altre strutture simili nel passato e diventare semplicemente funzionali all'accumulazione di qualcuno oppure strutture che si risolvono in se' stesse. Per cui massima sperimentazione ma verifica costante. Se ci riusciamo per la prima volta (quantomeno a milano) potremmo ricreare quello che era la calusca ai tempi d'oro, un luogo di transito e di incontro in cui tutti potevano alimentare le proprie lotte e quelle degli altri. Per ora sperimentiamo una forma cooperativa di economia lasciando spazion in cafeteria a chiunque voglia autofinanziarsi, una forma di compensazione di reddito con un rimborso di 500 euro per chi gestisce l'ostello (5 perosne al mese che mentre non hanno lavoro o situazione di sopravvivenza altra, possono tamponare l'emorragia di reddito), una casssa dei desideri anonima e libera, forme multiple di reddito indiretto. E' una prova, che in 6 mesi metteremo a verifica come altre cose . [ vedi anche http://reload.realityhacking.org/detail.php?cat=5&subcat=%&id=484 ] L'idea e' quella di consolidare una pietra angolare da cui poi poter partire coperti per l'iniziativa politica, sia intesas come rilancio di prospettive utopistiche attraverso l'azione diretta comunicativa, che intesa come rivendicaiozne materiale, saldandosi con settori di persone che lottano quotidianamente contro un sistema economico ormai allo stremo delle forze. Ora sono stanco Forse vorrei aggiungere solo due note che convengono per capire un tot di cose. 1. non ho parlato della mayday e di chainworkers non perche' non lo merito ma perche' sono un processo a parte, fortunatamente meno coinvolto dalle psicosi familiari del bulk e anche dal livello di ricerca di uno spazio politico del gruppo loa/reload 2. non ho parlato della stecca che pero' in un anno si e' arricchita moltissimo di energie e di prospettive grazie al lavoro fatto dai ragazzi che vi hanno lavorato e con cui si sta sviluppanod una bellissima sinergia. 3. non ho parlato di tcm e di ass met perch'e e' specifica dei progetti a cui stiamo lavorando che meritano trattamento a parte 4. non abbiamo parlato della crisi (ennesima e si spera finale) del centro sociale, e delle prospettive che si aprono perche' e' ancora presto per fare una valutazoine che forse va fatto a parte. Un ultimo post scriptum. Questo testo e' stato scritto quasi 6 mesi fa. Doveva uscire ma i tempi dell'elaborazione collettiva ci hanno fatto sperare che venisse editato maggiormente. In realta' il rischio e' che con l'evoluzione delle cose questo testo diventi morente prima ancora di vedere la luce della pubblicazione. Per questo lo pubblichiamo. Ci rendiamo conto che ad alcuni dara' fastidio, ma speriamo sia uno spunto per capire alcuni passaggi che abbiamo fatto, la lettura che diamo di alcune dinamiche e il senso che hanno per noi. Rimaniamo a disposizione per un confronto pubblico su tutto quello che e' scritto in questo testo.