L'opera letteraria di Tolkien

...come si costruisce un universo per l'amore di una parola

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,

Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,

Nella Terra di Mordor dove l'ombra cupa scende.

j.r.r. tolkien
il signore degli anelli

Rapida bibliografia

Tolkien fu un autore molto più prolifico di quanto possa sembrare considerando le sole opere da lui pubblicate prima di morire.

I testi indicati così pertengono alle vicende della Terra di Mezzo.

I titoli sopra la linea orizzontale sono scritti pubblicati dall'autore stesso, quelli sottostanti sono stati pubblicati su sua richiesta dal figlio Christopher, dopo la morte del padre.

Oltre ai volumi riportati, il figlio Christopher cura la pubblicazione della History of Middle Earth, che raccoglie tutti i testi del padre che non hanno trovato una sistemazione nelle altre opere e che sono il vasto parco di materiale dal quale ha attinto per pubblicare il Silmarillion alla morte del padre.

Il canto dei Gioielli

La storia della Terra di Mezzo si estende su alcuni millenni. Dalla sua creazione alle vicende riportate nel Signore degli Anelli, trascorrono tre ere, di tremila anni ciascuna.

Le vicende più antiche vengono raccontate nel postumo Silmarillion, la cui composizione ebbe inizio nel 1917, forse prima, e certamente durò una vita intera. In questo testo in cui si narra dei tempi che originarono tutto, si viene a conoscenza di come venne creata Arda (la Terra) da un essere unico, Eru (successivamente noto come Iluvatar nella lingua Elfica) con un procedimento molto poetico e suggestivo. Eru crea i Valar, si potrebbero definire con un parallelo cristiano, gli Angeli e dà loro temi musicali da cantare. Questo canto crea Arda.

Nella parte successiva, vengono raccontate le vicende del primo popolo creato da Eru: gli Elfi. Questa stirpe è immortale e abita con i Valar, all'Ovest. Dopo una serie di vicende che coinvolgono Melkor (Vala rinnegato, una sorta di Lucifero tolkieniano, per esser spicci), i Silmaril (gioielli di fattura elfica che contengono la luce della creazione) e Feanor (l'elfo che creò i Silmaril), la stirpe elfica si scinde. Mentre una parte permane con i Valar, un'altra varca il confine dell'Oceano e si sposta nella Terra di Mezzo, all'inseguimento dei Silmaril, rubati da Melkor.

Gli elfi stanziano nella Terra di Mezzo, il cui Nord viene dominato da Melkor, detto poi Morgoth dai primogeniti che lo avevano inseguito. Con Melkor ritroviamo sin dalle prime epoche un Maia (sono questi Valar minori) che lo emula e rimane affascinato da lui e dal malvagio. È Sauron, la stessa figura antagonista che forgia, decine di migliaia di anni a venire, l'Anello di Potere che è pretesto per Il Signore degli Anelli.

Durante questa epoca buia della Terra di Mezzo, arrivano i Successivi: gli Uomini. Questa stirpe riceve il dono della Morte. Spauriti approdano in una terra dominata da forze enormi e in questa tentano di trovare la propria strada, alcuni perdendosi, altri ammirando gli Elfi, altri ancora osteggiandoli ed infine altri ancora cadendo nelle maglie di Melkor e facendosi da esso irretire.

Al termine del Silmarillion, Melkor sarà radiato da Arda, ma non senza l'intervento degli altri Valar e di Eru stesso. Gli elfi permangono nella Terra di Mezzo, dato che per volere dei Valar è loro precluso il ritorno in Valinor, la Città ad Ovest. Gli uomini cominciano a svilupparsi.

La terza specie, introdotta da Tolkien sempre nel Silmarillion, approda su Arda non per volere di Eru, ma di Aule, uno dei Valar. Aule, che predilige il lavoro artigianale, in questo emulando da sempre il suo creatore, decide di tentare l'impresa più grande: la creazione di una stirpe. I nani sono frutto del tentativo di Aule. Ci vengono presentati come una razza minore, seppur successivamente recuperata da Eru il quale, però, sentenzierà la discordia futura fra i suoi elfi primogeniti e questi nuovi arrivati, da lui in qualche modo solo adottati.

Un ceppo di uomini intanto da inizio ad una civiltà molto nobile, che si ritira su un'isola: Numenor. Dalla stirpe dei Numenorean discende anche Aragorn, il re che deve tornare nel Signore degli Anelli.

Nel Silmarillion si racconta di come questa isola fiorisca, nel culto di Eru e nella civiltà, sinché Sauron, sopravvissuto alla dipartita di Melkor suo maestro e signore, non decide di dichiarare guerra ai Numenorean.

Sconfitto, finge di farsi catturare. Viene condotto sull'Isola e qui comincia ad irretire i sovrani con un paziente lavoro, sino a far loro dimenticare il culto originale per Eru. Questo porterà, senza volersi dilungare oltre, alla rovina dell'isola, che si inabisserà, ricordando evidentemente l'elemento mitico di Atlantide.

Nell'ultima parte del testo si fanno accenni ad alcuni elementi che ritroviamo successivamente nel Signore degli Anelli, testo che per Tolkien avrebbe dovuto essere pubblicato di pari passo con questo.

Si tratta degli Istari, gli stregoni, dei quali Gandalf il Grigio e Saruman il Bianco fanno parte. Si tratta anche degli Anelli di Potere, dell'Unico che Sauron forgia e quindi perde, dei Tre Anelli dati agli Elfi, dei Sette dati ai Nani e dei Nove che corruppero i Re degli Uomini formando la temibile schiera dei Nazgul.

Piccoloborghesi di campagna

La figura dell'Hobbit viene introdotta per la prima volta negli scritti di Tolkien in "the Hobbit". Questo testo, nato come fiaba per i suoi bambini e divenuto il testo che ha presentato Tolkien al pubblico internazionale, racconta di un viaggio.

Il tranquillo hobbit Bilbo Baggins, placido abitante della Contea (the Shire) non ha mai avuto nulla a che spartire con l'avventura. Gli hobbit sono creature semplici, che godono dei piaceri della tavola almeno cinque volte al giorno, si dedicano al giardinaggio e alle piccole operazioni quotidiane che servono a mantenere la Contea in buono stato.

Fino al giorno in cui il mago Gandalf, lo stesso Gandalf che ritroviamo in seguito nel Signore degli Anelli, si presenta alla sua porta seguito da una comitiva di tredici Nani. Lo scopo di questi tredici inusuali presenze è recuperare un tesoro che un drago ha sottratto in tempi antichi alla loro famiglia.

Bilbo viene presentato loro come ladro professionista da Gandalf e viene così costretto a partecipare alla cerca. Durante questa avventura, Bilbo incontra Gollum (anche qui, lo stesso della trilogia successiva) che ha un anello. Bilbo glielo sottrae vincendo una sfida di indovinelli con una domanda la cui legittimità è, secondo Gollum, dubbia.

Quando Gollum si rende conto della perdita, partirà in una ricerca dell'Anello che troverà conclusione solo ne "Il ritorno del Re".

Gli hobbit vengono qui presentati per la prima volta nella loro placida essenza. Non sono eroi, non hanno caratteristiche di nobiltà immediatamente reperibili nello stile di vita sedentario e piccolo borghese. Sono l'antieroe per eccellenza. Questo tema viene sviluppato, tanto da diventare centrale, proprio nel Signore degli Anelli dove gli hobbit in viaggio sono ben quattro.

Lo Hobbit è certamente un'opera di minor complessità rispetto al Silmarillion ed al Signore degli Anelli, sia per struttura narrativa che per il registro scelto.

L'ultimo viaggio dell'Anello

Tolkien usa lo Hobbit come espediente narrativo. Ci racconta di come Bilbo, al rientro dal suo viaggio, inizii la compilazione di un libro di cronache per raccontare le sue avventure; Frodo, il nipote e portatore dell'Anello, terminerà queste cronache - rimanendo nell'espediente dell'autore - al termine del suo viaggio verso Mordor, l'oscura terra di Sauron dove l'Anello trova la sua distruzione.

L'Anello è arrivato nella Contea nelle tasche di Bilbo. Gandalf comprende la natura dell'Anello, capisce che è l'Unico, forgiato da Sauron il Maia per soggiogare le altre razze. A fatica riesce a separare Bilbo dal prezioso monile che ha la caratteristica di influenzare e soggiogare chi lo possegga anche per breve tempo.

Frodo, che meglio ancora di Bilbo svilupperà il tema dell'antieroe, riceve il compito di portare l'Anello lontano dalla Contea. Il primo libro, la Compagnia dell'Anello narra il viaggio fino a Gran Burrone, sito elfico retto da Elrond, possessore di uno dei tre Anelli (gli altri sono in mano di Galadriel, dama Elfica di un'altra popolazione e dello stesso Gandalf, informazione però che viene taciuta a lungo).

Da qui Frodo e i tre hobbit ripartiranno verso Mordor scortati da una nuova Compagnia (da cui il titolo del libro), composta da Aragorn, il re ramingo che ritorna al trono nel terzo volume, Boromir, figlio del sovraintendente del regno di Gondor, Legolas e Gimli, un elfo ed un nano che troveranno il modo di legare fra loro nel viaggio, ed infine dallo stesso Gandalf.

Nella Compagnia dell'Anello accadono numerosi fatti, ma questo è normale nella fitta esposizione tolkieniana. In particolare: Gandalf cade in battaglia combattendo un Balrog, demone atavico incontrato a Moria, antica dimora dei Nani. Aragorn guida da quel momento la compagnia. Il testo si chiude con uno scontro fra una razza di orchi evoluta e più pericolosa del normale nel quale Boromir perderà la vita. La compagnia si scioglie. Pipino e Merriadoc, due degli hobbit che accompagnano Frodo, vengono rapiti dagli Orchi. Frodo e Sam, il suo fedele aiutante giardiniere, partono solitari verso Mordor in una impresa disperata: distruggere da soli l'Anello.

Aragorn, Legolas e Gimli, perduta la possibilità di seguire Frodo nella sua impresa si gettano sulle tracce degli Orchi per salvare i due amici Hobbit rapiti.

Le due Torri presenta una narrazione di divisione. Nel primo libro (il terzo complessivo) si racconta della cerca degli Hobbit. Gandalf verrà sorprendentemente reincontrato. Una popolazione antica, gli Ent (uomini albero) aiuteranno i nostri nella distruzione di Isengard, cuore delle attività di Saruman. Questi è un Istar (stregone) come Gandalf. Originariamente inviato per distruggere l'Anello e Sauron, tradisce la causa e trova in Sauron un alleato che presto diverrà però suo soggiogatore. Pipino e Merriadoc sono infine salvi.

Nel libro successivo invece tutta la vicenda si sposta su Frodo e Sam che, incredibilmente si trovano a compiere buona parte della loro impresa, giungendo fino ai cancelli di Mordor, grazie anche all'insperato e subdolo aiuto di Gollum, che solo alla fine tenterà invano di tradirli.

Gollum è un personaggio piuttosto peculiare. Frodo rifiuta il suggerimento di Sam di ucciderlo. Vede in lui qualcosa che sarà una chiave di svolta nelle sorti della vicenda. E vede bene. Ma di questo parleremo tra un attimo.

Nel ritorno del Re, dopo la disfatta di Isengard è il momento di scontrarsi definitivamente con Sauron. La situazione per Elfi, Umani e Nani non volge bene. Gli Orchi dell'oscuro signore hanno decimato gli eserciti. Nonostante l'unione di molti popoli l'impresa è ardua. La situazione verrà salvata da un inatteso intervento creato da Aragorn.

Frodo giunge infine sul Monte Fato, un vulcano dove l'Anello è stato forgiato. Al culmine della sua fatica, Frodo cede al potere dell'Anello divenendo incapace di distruggerlo. Infilandoselo al dito per sfuggire, scatena l'ultimo fremito di gelosia di Gollum. Nel tentativo estremo di recuperare l'Anello, la creatura mozza il dito di Frodo ma precipita dentro il cratere, portando con se il pericoloso manufatto.

Al termine della vicenda mancano ancora pochi capitoli, nei quali si narra del ritorno alla Contea, corrotta da alcuni sgherri di Saruman, che qui ritroviamo in definitiva decadenza. Al termine della vicenda verrà ucciso come una qualsiasi nullità come quelle che ha lui stesso controllato in vita.

E poi?

Pare (perdonateci, non ricordiamo le fonti esatte) che Tolkien stesse valutando l'ipotesi di un seguito al Signore. Tuttavia l'idea del Ritorno dell'Ombra venne scartata. Il mondo era profondamente cambiato e non sarebbe forse riuscito a raccontarlo.

Al termine del Ritorno del Re, gli Elfi si ricongiungono ai Valar, partendo per il lontano Occidente. Nella Terra di Mezzo rimangono gli Uomini, ma sono anch'essi profondamente cambiati. Probabilmente Tolkien non volle spingersi oltre e lasciare il racconto al punto in cui noi lo conosciamo.